Date: December 3, 2009 6:12:02 PM GMT+01:00
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Subject: una nuova proposta per i ricercatori
Cari colleghi,
oggi, 3 dicembre 2009, ho presentato ufficialmente presso l'Università di L'Aquila, in occasione dell'assemblea dei ricercatori dell'ateneo sul DDL Gelmini a cui sono stato invitato, una nuova proposta di soluzione del problema dello stato giuridico dei ricercatori universitari.
Tale proposta è coerente con la richiesta storica del CNRU di riconoscimento del ruolo di professore ai ricercatori universitari, ma tiene conto delle mutate condizioni venitesi a creare con la presentazione del nuovo DDL sull'Università.
Metto a disposizione di tutti i ricercatori universitari la proposta, che vi allego a seguire. Vi prego di leggerla con attenzione: se essa incontrerà il favore della categoria, sarà presentata al Ministero come richiesta ufficiale dei ricercatori.
La proposta ha ricevuto un unanime consenso tra i ricercatori di L'Aquila e consenso anche da parte Rettore Ferdinando Di Orio.
Mi aspetto critiche costruttive, migliorative della proposta e anche soluzioni alternative, purché praticabili e che tengano conto del contesto finanziario attuale. Siamo a un punto di svolta e non possiamo permetterci di attendere oltre.
Sono ovviamente disponibile a ulteriori chiarimenti sulla proposta.
un saluto cordiale
Marco Merafina
Coordinatore Nazionale Ricercatori Universitari
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UNA PROPOSTA DI SOLUZIONE DEL PROBLEMA DELLO STATO GIURIDICO DEI RICERCATORI
Il disegno di legge sull'Università recentemente presentato dal Governo affronta nodi cruciali del funzionamento del Sistema Universitario: dalla governance al reclutamento, dagli interventi per la qualità e l'efficienza del Sistema allo stato giuridico dei docenti.
Tuttavia il disegno di legge, pur affrontando così tanti aspetti, comprendendo tra essi anche una possibile revisione delle retribuzioni dei docenti, "dimentica" di considerare alcune norme transitorie indispensabili che dovrebbero riguardare gli attuali Ricercatori Universitari, cancellando così definitivamente ogni prospettiva di soluzione dello Stato Giuridico, atteso ormai da quasi trent'anni.
Non voglio affrontare gli altri aspetti del disegno di legge che pure destano grosse perplessità, come la revisione della governance e del reclutamento, lo faranno sicuramente altri colleghi e darò il mio contributo, ma preferisco per il momento soffermarmi sul problema specifico dei Ricercatori che, in qualità di Coordinatore Nazionale del CNRU, mi interessa in modo particolare.
Ho deciso di presentare ufficialmente qui in questa Università una proposta di soluzione di questo problema, accettando l'invito dei colleghi a discutere del disegno di legge, perché credo che mai come in questo DDL si rischia di pronunciare una parola definitiva sul destino di noi ricercatori universitari se non faremo qualcosa presto e bene.
Infatti, la grave situazione finanziaria in cui si dibattono gli Atenei italiani a causa del cronico sottofinanziamento del Sistema sta provocando l'impossibilità di operare un seria programmazione del personale docente e la pressoché totale cancellazione di tornate concorsuali necessarie per lo sviluppo delle carriere dei docenti già inseriti e per il reclutamento dei giovani in attesa da anni e senza prospettive.
Su questa crisi, il disegno di legge sceglie delle soluzioni che risultano assolutamente poco credibili e non attuabili se verranno mantenuti i tagli introdotti dalla legge 133 del 2008 e soprattutto impedisce ai Ricercatori Universitari, per la mancanza di concorsi, di uscire dal vicolo cieco cui sono stati posti dalla messa a esaurimento operata dalla Legge Moratti e dalle cosiddette corsie preferenziali introdotte in questo DDL a favore dei giovani Ricercatori a tempo determinato che potranno essere inquadrati nella fascia degli associati con meccanismi più celeri di quelli previsti per chi è già nel ruolo.
La proposta consiste sostanzialmente nella richiesta di inquadramento alla seconda fascia docente (quella dei professori associati) per tutti quei ricercatori che fanno didattica certificata dalle facoltà e che mostrano di essere attivi nella ricerca. Ovviamente si può decidere dove fissare l.asticella, ma sia chiaro che deve essere tale da permettere il passaggio alla maggior parte di essi.
Questo riconoscimento del ruolo di professore che il CNRU richiede da tempo, potrà essere richiesto dal singolo ricercatore in possesso dei requisiti precedentemente indicati in cambio del mantenimento della progressione economica attuale e cioè quella da ricercatore. In questo modo si è inquadrati come professori associati con tutto ciò che la cosa comporta a livello di diritti e di doveri ma si continua a percepire lo stipendio da ricercatore con la stessa progressione, mantenendo il livello maturato e continuando a percepire gli scatti biennali.
È bene ricordare che allo stato attuale se si vince un concorso per essere inquadrato nel ruolo di professore associato, dal punto di vista retributivo possono succedere due cose:
1) Se se è giovani abbastanza, l'inquadramento a livello 0 della progressione economica del professore associato procura un aumento di stipendio (ma vale per pochi).
2) Se si ha un'anzianità pari o superiore al V livello, il proprio stipendio da ricercatore è già superiore a quello che si percepirebbe da associati, e si continua a percepire lo stesso stipendio (con un assegno ad personam) fino a che la ricostruzione della carriera, con il riconoscimento del 2/3 del periodo svolto da ricercatore e che il DDL ha intenzione di abolire (art.5 comma 4 lettera m), e gli scatti maturati non porteranno a uno stipendio superiore. Durante quel periodo lo stipendio non aumenta anche se si maturano degli scatti, con conseguente penalizzazione anche in termini di contributi per la pensione. È il motivo per cui molti nostri colleghi più anziani decidono di rinunciare a fare un concorso perché vicini alla pensione e quindi consapevoli di rimetterci.
Con questa proposta lo Stato non ci rimette perché continua a pagare la retribuzione come se l'interessato fosse rimasto ricercatore; mentre il ricercatore diventato associato ci guadagna perché continua a percepire gli scatti e non interrompe la progressione di carriera. Chi conosce bene i meccanismi, si accorge che è più conveniente perché prendendo più soldi subito e rallentando più avanti ci guadagna a livello di contributi pensionistici, soprattutto se è nel regime misto o totalmente contributivo, come ormai la maggior parte di noi.
Quindi, facendo bene i conti, ci si accorge che in questo modo si percepiscono più soldi che vincendo un concorso nella modalità attuale. Se poi aboliscono la ricostruzione di carriera, come prefigurato nel DDL, questa proposta diventa soluzione quasi obbligata per non rimetterci un sacco di soldi.
Solo i giovani andrebbero a perdere qualcosa (rispetto a un immediato inquadramento per concorso ad associato), ma mi chiedo: viste le difficoltà a fare concorsi con i soldi a disposizione, e cioè quasi niente, quanto tempo dovranno attendere prima di avere un concorso e vincerlo? Sicuramente il tempo che gli resta per avere uno stipendio superiore al V livello e quindi superiore al livello 0 di un associato: alla fine rientrerebbero anche loro nella seconda categoria.
Poiché l'inquadramento sarà a richiesta e tra coloro che dimostrano di fare didattica certificata dalle facoltà ed essere attivi nella ricerca, chi non vorrà potrà restare ricercatore in eventuale attesa di un concorso (quando ci sarà). Ovviamente al momento della richiesta si accetta tale progressione in attesa di una risistemazione delle curve retributive di tutta la docenza e questo per evitare ricorsi volti a ottenere gli scatti da associato subito appena inquadrati.
Questa soluzione porta ulteriori benefici.
I soldi risparmiati potranno consentire una credibile attuazione del piano di reclutamento dei ricercatori a tempo determinato e conferirebbero credibilità alla "tenure track", almeno dal punto di vista della compatibilità finanziaria, visto che comunque le università non sono obbligate a inquadrare il giovane nel ruolo. Diversamente, senza investimenti, tutto si ridurrebbe a un'ulteriore precarizzazione della docenza.
I ricercatori, così inquadrati in seconda fascia, non subiranno il pericolo di essere prepensionati, visto che la norma espressamente esclude dal provvedimanto i professori universitari. Essi inoltre potranno finalmente ottenere di andare in pensione non più a 65 anni ma a 68-70 anni, come tutti gli altri associati.
Inoltre, l'allargamento della base dei professori associati giustificherà un seria programmazione di concorsi di I fascia per mantenere la proporzione tra le due fasce a valori accettabili, visti anche i pensionamenti che ci saranno nei prossimi anni.
Infine, avendo risparmiato sulle spese organizzative per i concorsi e per le progressioni economiche dei ricercatori attuali inquadrati nel ruolo di professori associati (la progressione economica resta la stessa e i costi rimangono quelli attuali come se nessun ricercatore vincesse un concorso per associato), si eviterebbe la contrapposizione con i più giovani a tempo determinato che potranno progredire con le risorse risparmiate, senza che si dica che gli attuali ricercatori "costituiscono un freno per la loro progressione di carriera", impedendo lo svolgimento di nuovi concorsi per molti anni.
L'obiezione che ci sarebbero troppi associati si supera con le esigenze didattiche che non consentono di mantenere un livello accettabile con meno di 50 mila docenti di ruolo. A meno che si voglia precarizzare anche la funzione docente con conseguente scadimento della qualità dell'offerta formativa.
Se la proposta incontrerà il favore della maggioranza dei ricercatori, sarà poi formalizzata al Ministero competente.
Per evitare fraintendimenti è importante sottolineare che tale proposta non costituisce una Ope Legis perché di fatto riconosce il lavoro svolto dai ricercatori e lo fa senza oneri ulteriori e non indiscriminatamente: se le fasce di docenza, con lo schema presentato in questo DDL, diventano due, l'inquadramento in seconda fascia diventa l'unica possibilità per non estromettere definitivamente i ricercatori dalle componenti attive dell'Università. L'operazione va quindi sviluppata in modo ampio poichè il numero totale dei docenti non deve diminuire troppo. E se prima comprendeva tre fasce e adesso ne comprende due, deve avere dentro tutti i docenti attuali o la stragrande maggioranza di essi, altrimenti rimanere ricercatori sarebbe una retrocessione.
Un rifiuto del Ministero di una tale proposta che è a costo realmente zero, significherebbe dare attuazione a un disegno che deliberatamente programma il fallimento delle carriere di 24 mila docenti, non essendoci un piano credibile di concorsi con i tagli attuali e visto che anche la riforma deve essere attuata senza oneri ulteriori per lo stato.
La proposta di inquadrare per concorso regolare il 70-80% dei ricercatori durante il periodo che intercorrerà dall'entrata in vigore del presente DDL al momento in cui i ricercatori a tempo determinato potranno essere inquadrati nel ruolo di associati non è credibile né attuabile dovendo prevedere l'implementazione di almeno 2000 concorsi per associato all'anno per 5-6 anni. Non ci sono le risorse non ci sono i tempi per farlo. La proposta arriva alla stessa soluzione tagliando costi e tempi.
Del resto non si può continuare ad accettare che alla maggior parte dei ricercatori sia impedito, per ragioni finanziarie, di progredire nella carriera. Non può essere la mancanza di risorse a decidere la percentuale di ricercatori da inquadrare nel ruolo di professore. Ricercatori che hanno svolto attività da docenti da almeno 15 anni e che hanno permesso l'attuazione della riforma dell'ordinamento didattico e che attualmente fanno lezione gratuitamente nella stragrande maggioranza dei casi a che altro tipo di valutazione dovrebbero ancora sottoporsi? Non è accettabile continuare ad avere doveri da professori e diritti da ricercatori o, peggio, da non docenti.
L'Aquila 3 dicembre 2009
Marco Merafina
Coordinatore Nazionale Ricercatori Universitari
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Note aggiuntive:
- Il passaggio da tre a due fasce con inquadramento nella seconda degli appartenenti alla terza fascia è già avvenuto nel passato nel caso degli assistenti, aiuti e primari, come ricordato dal Rettore Di Orio questa mattina, e quindi è praticabile se c'è la volontà politica.
- Riguardo ai requisiti di inquadramento la questione è aperta e mi aspetto un dibattito sui criteri, purché siano tali da consentire al 70-80% dei ricercatori di essere inquadrati nel ruolo di associati.
- Anche il periodo di mantenimento della progressione da ricercatore per coloro che sarebbero inquadrati nella fascia di associati potrebbe essere argomento di trattativa, in attesa di una risistemazione globale della retribuzione dei docenti universitari, peraltro prevista anche nel DDL.